Nebrodi, emergenza animali selvatici: lettera di diffida di 150 allevatori


“Numerose aziende agricole e zootecniche presenti nel territorio del Parco dei Nebrodi (con particolare riferimento alle aree ricadenti nei comuni di Cesarò, S. Teodoro e Troina) vivono una grave situazione a causa di due fenomeni in questi anni colpevolmente sottovalutati, che di recente hanno assunto dimensioni insostenibili: la presenza allo stato brado di migliaia di maiali inselvatichiti e di diversi branchi di cani randagi”.

E’ l’incipit della lettera di diffida firmata da 150 allevatori che, nei giorni scorsi, è stata inviata all’assessorato regionale all’Agricoltura, ai sindaci di Cesarò, San Teodoro e Troina, oltre ai prefetti di Enna e Messina. L’obiettivo è quello di adottare gli atti necessari ed avviare tutte procedure necessarie per risolvere, contenere e gestire la situazione emergenziale. Nella lettera con le firme raccolte sono allegate anche delle foto che testimoniano la presenza degli animali all’interno delle aziende zootecniche, con l’uccisione di alcuni capi di bestiame.

“La proliferazione incontrollata di tali animali (accentuatasi negli ultimi due anni) – si legge – non solo rischia di mettere in ginocchio la già precaria situazione economica in cui versano le aziende presenti sul territorio ma, fatto ancor più grave, determina una contingente situazione di concreto ed attuale pericolo per l’incolumità delle persone (specie turisti) che frequentano il Parco dei Nebrodi.

A riprova di quanto appena esposto, giova evidenziare che nel decorso mese di agosto un allevatore, titolare di un’azienda nel comune di Cesarò, è stato vittima di un attacco da parte di un gruppo di suidi riportando gravi ferite agli arti, tanto da dover essere ricoverato in condizioni critiche presso l’Ospedale Papardo di Messina, stessa sorte, qualche giorno fa, è toccata al figlio, anch’egli attaccato da un branco di maiali all’interno della stessa azienda.

La proliferazione incontrollata dei suidi, inoltre, ha provocato danni irreversibili alle colture tradizionali decimando interi ettari di seminativi, frutteti e piante autoctone, inquinando numerose sorgenti e cagionando ingenti danni alle recinsioni. La mancanza, in questi anni, di qualsivoglia azione di prevenzione ha, inoltre, notevolmente innalzato il rischio zoonosico – oltre che di trasmissione di malattie agli animali da allevamento.

La crescita esponenziale dei suidi (molti dei quali incrociati con cinghiali), agevolata anche dalla elevata e riconosciuta capacità riproduttiva della specie, costituisce, altresì, un pericolo attuale anche sotto il profilo della sicurezza viaria, in ragione della loro presenza pressoché costante sulle principali arterie di collegamento tra i diversi comuni del Parco.

Per rendersi conto della portata del fenomeno e delle implicazioni che lo stesso potrà avere nel breve-medio periodo, sotto il profilo dell’accennato rischio sanitario, della tutela dell’incolumità pubblica e della negativa ricaduta economica (quest’ultima resa ancor più grave dalla difficoltà di dimostrare che i danni lamentati dai titolari delle aziende siano imputabili ai suidi) è sufficiente rammentare che una ricognizione aerea effettuata il 23 dicembre 2019 sul territorio del Parco ricompreso nei comuni sopra indicati ha consentito d’individuare, in un’area di circa 200 ha, ben 500 suidi!

Ancor più allarmante è la presenza incontrollata di diversi gruppi di cani inselvatichiti, la cui pericolosità risulta accentuata trattandosi di animali che avendo perso il contatto con l’uomo (da cui non hanno più alcuna dipendenza né alimentare né affettiva) non ne hanno timore alcuno – tanto da spingersi sin dentro le stesse aziende agricole. Le foto che si allegano, testimonianza degli attacchi avvenuti in una delle aziende con l’uccisione in pochi giorni di quasi 50 capi, danno la misura del pericolo che incombe anche sugli escursionisti ed i turisti che frequentano il territorio del Parco dei Nebrodi”.

Gli allevatori chiedono interventi urgenti perché “rischiano di subire gravi danni alle loro aziende, con ogni conseguenza anche in termini di danno erariale sia con riferimento agli inevitabili contenziosi che sorgerebbero, sia con riferimento all’economia di tutti i territori dei comuni coinvolti“.

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