Operazione Alastra: 3 indagati tornano liberi, 8 rimangono in cella

di Redazione
03/07/2020

Tornano liberi tre dei fermati nell’ambito dell’operazione “Alastra”, dello scorso martedì, che aveva fatto scattare le manette per 11 soggetti accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di beni, corruzione, atti persecutori, furto aggravato e danneggiamento.

L’operazione condotta dai carabinieri, coordinata da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca aveva sferrato un duro colpo la cosca di San Mauro Castelverde  retta dallo storico boss Domenico Farinella.

In cella erano finiti Domenico Farinella, detto Mico, 60 anni; il figlio Giuseppe, 27 anni; Gioacchino Spinnato, detto Iachino, 68 anni di Tusa; Giuseppe Farinella, 27 anni; Giuseppe Scialabba, 35 anni; Francesco Rizzuto, 51 anni; Mario Venturella, 57 anni; Antonio Alberti, 46 anni di Castel di Lucio; Rosolino Anzalone, 56 anni; Vincenzo Cintura, 47 anni; Pietro Ippolito, 60 anni; Giuseppe Antonio Dimaggio, 63 anni.

A seguito dell’interrogatorio di garanzia, avvenuto in diverse città, il gip di Termini Imerese, Valeria Gioeli, ha disposto la liberazione di Rosolino Anzalone (difeso dall’avvocato Michele Rubino) e di Pietro Ippolito (assistito dall’avvocato Domenico Trinceri). A Vicenza il Gip non ha convalidato il fermo, rigettando la richiesta dei PM di Palermo di applicazione della custodia cautelare, è disposto l’immediata scarcerazione di Giuseppe Antonio Dimaggio (difeso dall’avvocato Santino Trovato)

Lo stesso giudice di Termini ha però convalidato il fermo per altri tre indagati, Giuseppe Scialabba, Mario Venturella e Vincenzo Cintura, per i quali ha disposto la custodia cautelare in carcere. Restano in cella anche Domenico Farinella (la convalida è avvenuta a Pavia) e suo figlio Giuseppe (l’unico che è comparso davanti al gip di Palermo, Rosario Di Gioia). Il Gip di Patti ha invece disposto il carcere per il tusano Gioacchino Spinnato detto “Iachino” e Antonio Alberti, accusato di aver operato al fianco dei mafiosi Giuseppe Farinella, Giuseppe Scialabba e Francesco Rizzuto, intervenendo con ruolo centrale ed in modo consapevole nelle dinamiche estorsive ai danni dell’imprenditore Mammana.  Stessa decisione è stata presa per Francesco Rizzuto dal gip di Trapani.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale, ha consentito di ricostruire come il boss Farinella avrebbe continuato a controllare il suo “feudo”. Sono emersi anche diversi episodi estorsivi e come, secondo l’accusa, sarebbero state imposte persino forniture di carne a commercianti e imprenditori.

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