Peggiorano di ora in ora le condizioni di Mario Turrisi, l’avvocato 45enne di Tusa ricoverato nel reparto di rianimazione del Policlinico universitario di Messina, a seguito di una crisi ipertensiva con evidenti segni neurologici.

La sera di Pasqua, intorno alla mezzanotte, Mario è stato colpito da un malore, la famiglia così decide di rivolgersi al medico di continuità assistenziale il quale richiede l’intervento immediato del 118. I sanitari del servizio emergenza, intuendo la gravità della situazione, attivano la “rete stroke” – il percorso diagnostico terapeutico assistenziale per il paziente con sospetta ischemia cerebrale – che assicura un trattamento riperfusivo, in fase acuta, ai pazienti arrivati nei centri stroke entro le prime 4 – 6 ore. La tempestività costituisce un requisito fondamentale ai fini dell’efficacia delle cure, quindi l’avvocato tusano viene immediatamente preso in carico dal 118 e trasferito al centro Stroke unit – Neurologia d’Urgenza – del Policlinico di Messina dove viene tempestivamente sottoposto ad un taglio TAC.

L’esito dell’esame è sconfortante. Le immagini documentano un’emorragia cerebrale devastante causata da una più importante trombosi della vena giugulare e dei seni venosi. L’avvocato Turrisi, immediatamente intubato, peggiora fino a diventare irreversibile. In un passaggio di comunicazione nasce l’equivoco. “Emorragia cerebrale con sopraggiunta morte” viene intesa dalle principali agenzie di stampa come decesso e tutti i giornali regionali e nazionali il giorno di Pasquetta lanciano la notizia della morte dell’avvocato 45enne.

Mario Turrisi era stato vaccinato con  il siero AstraZeneca nei giorni precedenti, ricevendo la dose del vaccino anglo-svedese, all’ospedale di Mistretta lo scorso 12 marzo, nell’ambito della campagna vaccinale dedicata ad alcune categorie professionali, tra cui appunto magistrati e avvocati. Come da protocollo, la direzione del Policlinico ha attivato le previste segnalazioni nell’ambito delle procedure di farmacovigilanza verso Aifa, mentre dalle procure di Patti e Messina sono partiti gli accertamenti del caso per eventualmente verificare se sussistano legami tra vaccinazione e decesso.

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“La situazione di Mario non si può più definire stabile, le condizioni – racconta a Nebrodi News il cognato del giovane avvocato tusano – registrano un impercettibile ma costante peggioramento e potrebbe precipitare da un momento all’altro, tanto che come famiglia abbiamo già acconsentito alla donazione degli organi, anche se Mario aveva volontariamente prestato il consenso all’ufficio anagrafe del Comune di Tusa, il giorno in cui aveva rinnovato il proprio documento d’identità”.