Mafia sui Nebrodi, il secondo semestre 2020 nella relazione della DIA


Nella relazione del secondo semestre 2020 della Direzione Investigativa Antimafia di Messina, sull’attività svolta e sui risultati conseguiti nella provincia, emerge come tutto il territorio provinciale costituisca il crocevia di varie matrici criminali. L’influenza di cosa nostra palermitana e catanese con le loro peculiari caratteristiche hanno infatti contribuito a creare – secondo gli investigatori – una realtà eterogenea. Questo crogiolo di interazioni ha determinato come i gruppi mafiosi “barcellonesi” e quelli dell’area “nebroidea” assumessero strutturazioni e metodi operativi assimilabili a quelli di cosa nostra palermitana.

Nel territorio dei Monti Nebrodi risultano attivi i sodalizi dei “tortoriciani”, dei “batanesi” e dei “brontesi” nei confronti dei quali recenti investigazioni hanno evidenziato l’accaparramento dei terreni agrari e pascolivi per beneficiare dei fondi comunitari destinati allo sviluppo delle zone rurali. Assunto confermato dagli esiti dell’operazione “Nebrodi” del gennaio 2020 che annovera tra gli indagati anche un componente dell’amministrazione locale di Tortorici.

A quest’ultima è stato contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa perché avrebbe agevolato l’attività di altri affiliati. La pericolosità di tali sodalizi è stata evidenziata anche dal Procuratore Distrettuale di Messina, Maurizio De Lucia, che ha sottolineato come “i Batanesi e i Tortoriciani dopo uno storico periodo di grave conflitto tra l’inizio e la metà degli anni 90 hanno raggiunto una dimensione di accordo che gli ha consentito di spartirsi i proventi dei finanziamenti europei sul territorio”.

Si tratta, continua ancora il Capo della Procura Peloritana, di “un accordo che… “ha consentito la spartizione del territorio montano di questa provincia, finalizzata a intercettare i citati finanziamenti da parte delle due famiglie che, in assenza di conflitti, possono crescere dal punto di vista economico consolidando in maniera silente la loro presenza sul territorio. Questa è la novità più importante che riguarda un pezzo del territorio messinese”. Nel merito anche l’allora Questore di Messina, dott. Vito Calvino ha dichiarato che “oggi, pur rimanendo oltremodo “chiusa” e concentrata sui propri territori, la compagine mafiosa rurale si è evoluta, allargando gli interessi ai finanziamenti U.E., ai fondi per le riqualificazioni del territorio, alle sovvenzioni all’agricoltura e agli appalti pubblici di opere strategiche per la Provincia messinese. Interessi culminati nel reindirizzare i fondi a prestanome compiacenti o nell’imporre il versamento di tangenti a imprenditori destinatari di fondi, sovvenzioni o appalti pubblici”.

Si evidenzia del resto che a Capo d’Orlando che ricade sotto l’influenza del gruppo dei “brontesi”, nel semestre, è stata disarticolata un’organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione. In particolare, l’operazione “Taxi driver” del luglio 2020 ha disvelato come l’organizzazione avesse creato un sistema di “reclutamento” di giovani extracomunitarie al fine di favorirne i meretricio.

Nella “zona nebroidea” risulta presente anche la famiglia di Mistretta con influenza sui territori di Mistretta, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa, Capizzi e Caronia. Tale consorteria appare legata al mandamento palermitano di San Mauro Castelverde nel cui ambito rivestono ruoli di rilievo soggetti di origine messinese. La “fascia jonica” che va dalla periferia sud della città di Messina fino al confine con la provincia di Catania costituirebbe area di influenza delle organizzazioni mafiose catanesi. Recenti indagini hanno evidenziato il superamento delle rigide forme di spartizione del territorio e delle attività criminali a favore di accordi tra sodalizi funzionali a una più pervicace sottrazione di risorse dal tessuto economico dell’area.

Costante, inoltre, la volontà delle consorterie mafiose di infiltrare o condizionare l’attività politico-amministrativa degli Enti territoriali del Messinese. In tale contesto, si rammenta che dall’indagine “Concussio” è scaturito, nel marzo 2019, lo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Mistretta, la cui gestione commissariale nel luglio 2020 è stata prorogata per altri 6 mesi in quanto “…non risulta esaurita l’azione di recupero e risanamento complessivo dell’istituzione locale e della realtà sociale, ancora segnate dalla malavita organizzata”. Nel semestre in riferimento è inoltre stato decretato lo scioglimento del Comune di Tortorici per le ingerenze mafiose nell’ambito della citata operazione “Nebrodi”.

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